Diritto all’allattamento: fino a 2 ore di riduzione e la scelta dell’orario non è prerogativa esclusiva del Dirigente

Debora – Buongiorno, sono un’insegnante di scuola primaria a tempo indeterminato, ho partorito il 14 aprile 2018 e rientrerò in servizio il 5 novembre. Ho chiesto le ore di allattamento il mio orario in un giorno prevede che io faccia 4 ore al mattino poi stacco per la mensa e rientro per effettuare altre 2 ore di servizio, la mia domanda è, in questa giornata ho diritto ad una sola ora di allattamento oppure 2?  In segreteria mi hanno detto che ho diritto ad una sola ora visto che ho un buco di un’ora e mezza?Un’altra domanda è, ho richiesto per gli altri giorni di poter usufruire dell’ora di allattamento entrando un’ora dopo, ma mi hanno detto che non decido io quando fare il riposo per allattamento che adesso la preside deciderà,  mi chiedo ma se è un riposo per allattamento non spetta a me decidere se posticipare l ‘entrata a lavoro o anticipare ľuscita? Grazie anticipatamente Cordiali Saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissima Debora,

la scuola ha torto per entrambe le questioni.

L’art 39 del T.U. 151/01 dispone:

  • Il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo e’ uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro e’ inferiore a sei ore.
  • I periodi di riposo di cui al comma 1 hanno la durata di un’ora ciascuno e sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro. Essi comportano il diritto della donna ad uscire dall’azienda.

Pertanto, il D. Lgs. n. 151/2001 fa riferimento esclusivamente all’orario giornaliero del lavoratore e non a quello settimanale né fa alcun riferimento se l’orario giornaliero sia o meno continuato. Il permesso è dunque subordinato esclusivamente all’orario di lavoro giornaliero previsto contrattualmente e le ore di riposo devono essere così ripartite:

  • Se la giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore il riposo sarà di 2 ore (anche cumulabili);
  • Se la giornata di lavoro è inferiore a 6 ore il riposo è di 1 ora.

Se, quindi, in qualche giorno della settimana, come  quello da te indicato, svolgi un orario di almeno 6 ore, i riposi sono due. Ciò indipendentemente se ci sia o meno una pausa.

Per il secondo quesito invece non è assolutamente vero che decide solo il dirigente.

Su questo punto è infatti interessante il parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che con nota Prot. n.° 7718  del  07/02/2013 ha chiarito quanto segue:

  • Il datore di lavoro è tenuto a valutare, con la massima attenzione, ogni soluzione utile ad agevolare la funzione dell’assolvimento genitoriale del dipendente, anche attraverso una diversa organizzazione del lavoro o una flessibilizzazione degli orari e quindi concordare, se possibile, con il lavoratore, un diverso orario di lavoro (interpello n.68/2009 del Ministero del Lavoro – DGAI; artt.3 e 37 della Costituzione). Tale valutazione andrà effettuata con riferimento al caso concreto, avendo riguardo della oggettiva e comprovata situazione di difficoltà familiare ed alle documentate esigenze di accudimento ed educative della prole.
  • Nello specifico,con la nota di interpello n.16/2011, la DGAI del Ministero del Lavoro evidenzia che, i permessi per riduzione orario lavoro (ROL) costituiscono un istituto di fonte contrattuale che consente al lavoratore di astenersi dall’espletamento della prestazione lavorativa, senza dover subire un decurtazione sulla misura della retribuzione. Tale riduzione determinata in relazione alle mansioni svolte dal lavoratore, si attua attraverso la concessione di permessi orari, la cui durata può anche coincidere con una o più giornate lavorative.
  • I permessi in questione, che possono essere fruiti sia individualmente che collettivamente, rappresentano una forma di riduzione dell’orario di lavoro annuale, stabilita su base giornaliera o settimanale, in relazione ai diversi settori di appartenenza.

E conclude:

Al riguardo si ricorda che, i riposi assicurano alla lavoratrice la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del bambino, e perciò la distribuzione dell’orario di lavoro deve essere concordata tra la lavoratrice stessa ed il datore di lavoro, tenendo conto anche delle esigenze di servizio. In caso contrario, ovvero, di mancato accordo, la distribuzione dei riposi sarà determinata dall’intervento del  Direzione Territoriale del Lavoro, competente per territorio, a cui la lavoratrice potrà inoltrare la richiesta. 

In definitiva, con la normativa di riferimento, si promuove l’essenzialità del valore sociale della maternità, garantendo contestualmente, la funzione familiare e lavorativa della donna, nel tentativo di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro della lavoratrice madre, assicurando anche, forme di flessibilità dell’orario e dell’organizzazione del lavoro.

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